Me Naan

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Il Me Naan è una favola molto nota della cosmologia dei Megi. Descrive le azioni delle prime tre razze primordiali create da Aguri: i Jiligol, gli Airi e gli Imirio. In essa vi sono descritti eventi come il Rompimuro.

Il vuoto, nemico della creazione, cerca di opporsi alle gesta dei tre popoli. Ognuno di essi ricorre ad una propria caratteristica per contrastarlo, amplificata dai poteri della Csenoranja, l'ascia della creazione, detta la "Prima mano". La Csenoranja è però un'arma a doppio taglio: il destino dei Nan è segnato. Infine, quando si estinguono, nuove razze vengono create a loro immagine, con potenzialità di creazione più umili (metaforicamente, mani più piccole), sotto la luce di tre nuove lune "dipinte" in loro ricordo.

Me Naan

C'erano una volta un uomo e tre figli. I figli guardavano e l'uomo creava. Tutto era creazione dell'uomo, anche i figli. Ma quindi i figli guardavano loro stessi? Ti chiederai. Sì, si guardavano, e avevano anche una casa, creata dall'uomo per loro. Jel-dar era il nome della loro casa. Non conoscevano ombra, poichè un muro era stato costruito dall'uomo. Non conoscevano amore, poichè erano amati dalla terra e dalle stelle. Ma cosa li rendeva speciali? Ti chiederai. Avevano il più grande tra i doni: il dono della mano. Potevano creare e potevano plasmare, pietra, carne e aria; la materia era loro creazione. Mentre l'uomo era al di fuori da tutto, loro erano tutto, ma anche al di fuori di esso. Ora, l'uomo guardava e i figli creavano. Fu dato loro lo strumento supremo, la Prima-mano, la Csenoranja, a loro prestata dall'uomo.

Dicono che i figli fossero diversi, e diversi fossero gli usi dello strumento. I Primi volevano sapere, i Secondi volevano essere, i Terzi volevano fare.

Siccome il vuoto negò loro questo, la Prima-mano venne chiamata in causa.

Poichè il vuoto fece loro cambiare, i Primi impararono a restare.

Poichè il vuoto fece loro dimenticare, i Secondi impararono a ricordare.

Poichè il vuoto fece loro fallire, i Terzi impararono a riuscire.

Seppur la creazione crebbe in bellezza, la libertà dei figli provocò più danni che bene.

Giacchè arrivo il giorno in cui i Terzi ruppero il muro.

Ora, la materia ebbe ombra, e l'ombra ebbe materia. Iniziammo ad avere sogni, e i sogni iniziarono ad avere noi. La creazione stava fallendo, il vuoto adempiendo al suo moto.

Ma i Primi non vedevano le ombre, perchè non erano ciechi. Guidarono una guerra contro i sogni, ma non poterono usare Prima-mano, giacchè il Rompimuro provocò la sua frammentazione.

Ma i Secondi ricordavano, e con la loro scritta storia di tutto, avevano preservato la forma della materia del passato.

Ma i Terzi bramavano perdòno, e per questo riuscirono a ritrovare i pezzi della Prima-mano, per annullare i loro errori. Potevano riparare il Muro, ma non la materia, poichè mille volte la propria forma aveva cambiato.

Gli ultimi figli si sacrificarono, e diventarono le radici e gli alberi del Muro, la Foresta Grigia, il Vail-rot.

Ora, l'uomo se n'era andato. Nessuno era pronto per Mano-materia e Voce-ombra. La terra e le stelle, che amavano i tre figli, cosa fecero? Ti chiederai.

Lessero la storia, e dipinsero le lune.

Poichè nuovi figli dovevano arrivare.

Con mani più leggere e voci più umili.


Anonimo, Me Naan, la Favola dei Tre Figli